Calcolo IMU fabbricati di categoria D

Calcolo IMU fabbricati di categoria D

Il calcolo IMU per i fabbricati di categoria D segue lo stesso ragionamento degli immobili di categorie diverse. L’unica cosa che cambia è il moltiplicatore catastale. I moltiplicatori catastali sono dei coefficienti che variano in base alla categoria catastale dell’immobile. Ma come si calcolo l’IMU sui fabbricati di categorie D?

Se tu che stai leggendo questo articolo vuoi imparare ad auto-calcolarti l’IMU da pagare al tuo Comune, devi seguire, attentamente, le indicazioni che forniamo qui di seguito. E’ molto semplice il metodo. Basta solo seguire con attenzione quanto viene spiegato. Si parte dalla rendita catastale dell’immobile. Se la conosci bene.


Diversamente devi chiederla al tuo Comune oppure puoi chiedere il rilascio di una visura catastale presso una delle diverse sedi catastali d’Italia. E’ anche possibile richiedere un visura catastale anche online. Qui appresso ti indichiamo un link che ti facilita in questo. Visure catastali. Una volta trovata la rendita catastale del tuo fabbricato, segui le spiegazioni che ti diamo nel successivo terzo paragrafo.

Moltiplicatori catastali e le rispettive categorie

Qui sotto indichiamo i moltiplicatori catastali che variano in base alle categorie immobiliari. Un’abitazione, per esempio, ha la categoria A mentre un locale a negozio ha la categoria C1 e così via per tutte le altre categorie.

  • A/1 a A/11 – moltiplicatore 160;
  • A/10 – moltiplicatore 80;
  • B/1 a B/8 -moltiplicatore 140;
  • C/1 – moltiplicatore 55;
  • C/2- C/6, C/7 – moltiplicatore 160;
  • C/3, C/4, C/5 – moltiplicatore 140;
  • Da D/1 a D/10 – moltiplicatore 65;
  • D/5 – moltiplicatore 80.

Il procedimento di calcolo IMU per i fabbricati di categoria D

Facciamo un esempio concreto di fabbricato di categoria D1 che ha una rendita catastale di Euro 700. La prima cosa da fare è aumentare tale e predetta rendita del 5%. Di conseguenza calcoliamo il 5 per cento di 700 che è esattamente Euro 35. Sommiamo i due valori (700 + 35) ed otteniamo Euro 735. Adesso, quest’ultimo valore numerico va moltiplicato per 65.


Da questa moltiplicazione, che ci da Euro 47.775, ricaveremo la cosiddetta “base imponibile” che è il valore sul quale viene applicata l’aliquota deliberata dal Comune per tipologia di immobile. Se l’aliquota è 7,6 per mille, l’IMU da pagare, per tutto l’anno sarà di Euro 363 (che viene fuori da 47.775 x 7,6 = Euro 363.090 somma che diviso 1000 darà Euro 363.

Detta somma verrà divisa tra acconto e saldo in maniera uniforme. Pertanto il 50% verrà pagato ad acconto (entro il 16 Giugno) e la restante sarà corrisposta, a saldo, entro il 16 Dicembre. Va sottolineata una cosa importante. Il moltiplicatore 65 vale per tutti i fabbricati che rientrano nelle categorie da D1 a D10, tranne D5. La categoria D5, infatti, ha il moltiplicatore 80. Pertanto, per quest’ultima tipologia di fabbricato il procedimento di calcolo è uguale. Cambio solo il moltiplicatore.

A chi va il gettito IMU sui fabbricati di categoria D ?

Con la vecchia normativa il gettito IMU relativo ai fabbricati di categoria D andava interamente allo Stato. Pertanto ai Comuni non arrivava assolutamente niente. Vi era (e vi anche tutt’ora), una eccezione. Nei casi di omesso pagamento da parte del contribuente (proprietario di fabbricato di categoria D) la somma veniva e viene introitata dal Comune a seguito di accertamento.

Pertanto, nei casi di accertamento, sia IMU che TASI, su fabbricati di categoria D, il gettito che ne deriva, compreso sanzioni ed interessi, va interamente al Comune. Relativamente al gettito sui fabbricati di categoria D, la recente Legge 27 Dicembre 2019 n. 160, ha introdotto un sostanziale novità.


In pratica, se il Comune, per tali fabbricati, approva un’aliquota fino al 7,6 per mille, il gettito versato dai contribuenti va interamente allo Stato. Se, viceversa, l’ente approva un’aliquota superiore, per esempio, del 8,6 per mille, il gettito verrà incamerato dallo Stato per il 7,6 per mille mentre il rimanente 1 per mille andrà al Comune.

Chiaramente, se il Comune approverà un’aliquota ancora maggiore, aumenterà il suo gettito. Per esempio con un’aliquota del 9,6 per mille il Comune prenderà un gettito corrispondente al 2 per mille mentre il 7,6 per mille andrà allo Stato. E’ ovvio che se il Comune approva un’aliquota inferiore al 7,6 per mille, il relativo gettito andrà solo allo Stato.


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