Tassa Rifiuti non pagata cosa succede

Tassa Rifiuti non pagata cosa succede

Cosa succede quando non viene pagata la tassa rifiuti ? Ad essere sinceri, è buona norma pagare sempre i tributi locali comunali e statali. E’ giusto pagarli soprattutto quando dietro ad un tributo c’è l’effettuazione di un servizio come quello della raccolta rifiuti. Il mancato pagamento della Tassa Rifiuti può creare, intanto, delle difficoltà per l’ente che deve sopportare varie spese per la gestione del servizio.

Cosa succede, invece, per il contribuente che, effettivamente, non paga la tassa rifiuti ? Intanto, vi è da dire che il Comune, solitamente, invia la prima bolletta sulla Tassa Rifiuti nello stesso anno d’imposta. Per esempio, nell’anno 2021 il Comune trasmette la bolletta 2021. Il Comune spedisce la prima bolletta con spedizione ordinaria (cioè la cosiddetta posta semplice, senza raccomandata).


Per chi paga il discorso di riscossione si chiude lì. Per tutti coloro che non pagano la prima bolletta, il Comune, invia, successivamente, un sollecito di pagamento (con la sola aggiunta delle spese di notifica), questa volta con raccomandata A/R. Tale trasmissione conferma la ricezione dell’avviso da parte del contribuente.

Di conseguenza, chi non paga dopo aver ricevuto il sollecito, lascia il fianco ad un terzo avviso piuttosto gravoso. Quest’ultimo avviso (che abbiamo definito gravoso) consiste nell’accertamento Tassa Rifiuti. E’ gravoso in quanto l’accertamento contiene le sanzioni del 30%. Ciò significa che l’importo inizialmente dovuto a titolo di Tassa Rifiuti (TA.RI.) viene aumentato del 30%.

Tutto ciò ai sensi del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13. Alla somma dovuta, inoltre vengono aggiunti gli interessi legali che decorrono dal giorno in cui è stata notificato l’avviso di sollecito. Gli interessi legali, fortunatamente, al giorno d’oggi, non hanno una incidenza pesante. In ogni caso, però, rappresentano, pur sempre, delle somme in più rispetto all’imposta di base notificata col sollecito.


Cosa succede dopo la notifica dell’accertamento Tassa Rifiuti ?

L’omesso versamento della Tassa Rifiuti o il suo versamento effettuato in ritardo, crea, per il contribuente, dei problemi. Non importa se si tratti del versamento della prima, seconda o terza rata oppure del versamento unico. Andiamo, comunque, ad esaminare quali sono i vari passi che segue il Comune (o l’eventuale gestore esterno) per il mancato versamento della Tassa Rifiuti (diversi anni fa chiamata TARSU o TIA).

Se la Tassa Rifiuti non viene pagata neanche dopo la notifica dell’avviso di accertamento TARI cominciano a prospettarsi dei problemi per l’utente. Se il contribuente non paga dopo la notifica dell’avviso di accertamento TA.RI. (che in base alle nuove norme nasce come “esecutivo”) si espone a gravi situazioni future. Infatti, si apre la fase della riscossione coattiva.

Cliccando sul precedente link, potete leggere una dettagliata e chiara esposizione su quella che è la riscossione coattiva dei tributi locali e quali sono le varie fasi che la caratterizzano. In ogni, caso, comunque, questa redazione consiglia, nei limiti del possibile, di pagare la Tassa Rifiuti ed evitare procedure esecutive piuttosto delicate e rognose.

L’accertamento esecutivo sulla Tassa Rifiuti

L’accertamento sulla Tassa Rifiuti (TA.RI.), ai sensi della Legge n. 160 del 27 Dicembre 2019, diventerà “esecutivo”. Ma cos’è, in effetti, l’accertamento esecutivo sulla Tassa Rifiuti ? E’ un provvedimento che contempla, in un unico atto, l’accertamento e la riscossione coattiva. La precedente normativa prevedeva l’emissione di questi provvedimenti in forma separata.


Prima, il Comune emetteva l’avviso di accertamento e poi, persistendo la morosità del contribuente, passava alla fase “coercitiva” con la cartella esattoriale consistente, proprio, nella fase di riscossione coattiva. Intanto, con la riscossione coattiva il debito del contribuente si fa più consistente in quanto si vengono a sommare tutte le spese connesse alla riscossione coattiva.

Ma quello che appesantiscono la posizione del contribuente moroso sono le azioni esecutive che vengono messe in atto per chi non paga. Dette azioni consistono, per esempio, nei fermi amministrativi dei veicoli, nei pignoramenti degli stipendi, pignoramenti presso terzi e e, nei casi più gravi (dal punto di della esposizione tributaria) anche i pignoramenti immobiliari.


Potete leggere un articolo dedicato, cliccando sul seguente link: riscossione coattiva. Pertanto, con l’introduzione dell’accertamento esecutivo i Comuni hanno la possibilità di saltare un passaggio ed accorciare i tempi della riscossione forzata sul contribuente. Di conseguenza, nel caso di Tassa Rifiuti non pagata, succede che l’utente viene sottoposto a riscossioni coercitive in tempi molto più brevi.

Ma è possibile fare ricorso sull’avviso di accertamento esecutivo ?

Vi è, senz’altro, la possibilità di fare ricorso sull’avviso di accertamento esecutivo. Chiaramente, vi devono essere delle motivazioni valide affinché si possa arrivare all’annullamento dell’accertamento. Vi devono essere, per esempio, evidenti errori sui mq dell’abitazione, sul numero del nucleo familiare.

Un altro errore potrebbe essere una cessazione dell’occupazione non regolarmente meccanizzata dagli enti comunali. Ma vi possono essere anche altri casi in cui il contribuente può farsi riconoscere un annullamento dell’accertamento esecutivo o, comunque, una rideterminazione dell’importo.


A tal proposito consigliamo sempre di consultare dettagliatamente i regolamenti comunali sulla Tassa Rifiuti e capire ogni aspetto riguardo la tassazione. Un altro suggerimento è quello di verificare, nei regolamenti comunali, i casi di riduzione ed esenzione della Tassa Rifiuti. Ciò vi consente di capire se potete rientrare in uno dei casi indicati nei casi di riduzione ed esenzione TARI.

Cliccando sul link successivo potete leggere un articolo molto approfondito sui casi di riduzione sulla Tassa Rifiuti. Inoltre, in prima battuta, è sempre consigliabile eccepire eventuali errori (chiedendo, ai Comuni, annullamento o rideterminazione dell’avviso) presentando un ricorso in autotutela. Solo in caso di rigetto da parte dell’ente, potete valutare la presentazione di eventuali altri ricorsi come, per esempio, quello in commissione tributaria.

Chi non paga alla scadenza, può ravvedersi ?

Per chi dovesse dimenticarsi di pagare la Tassa Rifiuti alla scadenza naturale, c’è sempre la possibilità di ricorrere al cosiddetto “ravvedimento operoso“. Tale ravvedimento da la possibilità di pagare con una consistente riduzione delle sanzioni. La condizione necessaria, però, è che nel frattempo non sia già intervenuto un accertamento da parte del Comune.

Per tutti coloro che volessero effettuare un ravvedimento operoso per la Tassa Rifiuti (TA.RI.), o per qualunque altro tributo locale o statale, vi è la possibilità di auto-calcolarsi l’importo da pagare e le relative maggiorazioni ridotte. Qui appresso vi indichiamo un apposito link. Basta cliccarci e finirete su una pagina che vi permette di calcolarvi l’importo da pagare e stamparvi anche il modello F24 per effettuare il versamento presso la posta o la banca. Calcolo immediato ravvedimento operoso.


Chi è tenuto a pagare la Tassa Rifiuti (TA.RI.) ?

E’ tenuto a pagare la Tassa Rifiuti il detentore dei locali. Il detentore può essere il proprietario (se è lui stesso ad utilizzare la casa) oppure l’eventuale inquilino (nel caso di affitto dell’abitazione). Sono ugualmente tenuti al versamento della Tassa Rifiuti il comodatario (se l’abitazione viene concesso in comodato gratuito al figlio, parente, ecc..) o l’usufruttuario dell’immobile.

Vi può, infatti, essere una figura, come l’usufruttuario che utilizza l’abitazione ed, in tali casi, è quest’ultimo a dovere assolvere al pagamento della Tassa Rifiuti. Se l’immobile viene utilizzato da diverse persone, va da sé che il tributo va suddiviso tra tutti coloro che ne usufruiscono. La tassa rifiuti si paga anche sulle pertinenze. Cosa sono le pertinenze ? Si tratta di tutti quei locali a supporto dell’abitazione principale (per esempio, garage, cantine, posti auto, ecc..

Ma la Tassa Rifiuti va versata anche dalle aziende e gli importi variano in funzione delle tariffe (diversificate in funzione della tipologia) e dei mq dei locali. Nei casi di attività commerciali, chiaramente, non vi è alcun riferimento al nucleo familiare ma solo ai metri quadrati. Le tariffe cambiano in base al tipo di attività e sono più alte per quelle aziende più preposte alla produzione dei rifiuti (per esempio, ristoranti, pescherie, ecc.)


Cosa succede quando la Tassa Rifiuti non pagata raggiunge importi alti

Questo è soprattutto il caso di grosse aziende i cui importi da pagare sono piuttosto alti (sia per la tipologia che per i mq). Può riguardare anche le abitazioni ma quando sono in ballo diverse morosità (per esempio per tante annualità di imposta non pagate. La cosa importante che va sottolineata è che se il debito raggiunge i 30 mila Euro, può scattare il reato penale per evasione fiscale. Nel caso in cui l’importo dovuto si mantiene al di sotto dei trentamila euro, si parla solo di illeciti amministrativi cui fanno seguito delle sanzioni tributarie.

Quando interviene la prescrizione

Il Comune ha 5 anni tempo per notificare al contribuente la Tassa Rifiuti. Trascorsi i cinque anni, senza che il Comune abbia notificato l’avviso di pagamento, si ha la prescrizione. Con la prescrizione il contribuente acquisisce il diritto a non pagare la Tassa Rifiuti. Nel caso in cui il Comune trasmetta la TARI all’utente, dopo il termine di 5 anni rispetto all’anno d’imposta (per esempio la Tassa Rifiuti 2014 notificata nel 2021) occorrerà un ricorso per per far valere la prescrizione.

Inizialmente consigliamo sempre un ricorso in autotutela (da presentare direttamente al Comune). Solo nel caso di rigetto del predetto ricorso, occorrerà riproporlo presso la commissione tributaria competente per territorio. Ma vi è anche un caso in cui la prescrizione può anche essere fatta valere dopo l’invio di una cartella esattoriale. Lo esponiamo qui di seguito.


Il Comune, dopo la notifica di un accertamento, ha 3 anni di tempo per procedere alla riscossione coattiva tramite concessionario. Se tale termine trascorre infruttuosamente, il debito del contribuente si prescrive. Come per il caso precedente bisognerà chiedere l’annullamento per sopravvenuta prescrizione mediante ricorso (in autotutela o commissione tributaria) secondo quanto suggerito nel paragrafo precedente.

Tale secondo caso di prescrizione, da ora in poi, si verificherà sempre meno visto che, come riportato anche nel presente articolo, dal 2020 il Comune dovrà emettere solo avvisi di accertamento esecutivo che hanno valore simile alla cartella esattoriale. L’utente, dopo la notifica dell’accertamento esecutivo avrà 60 giorni di tempo per pagare. Se non fa, verranno avviate le pratiche relative alle procedure esecutive (pignoramenti stipendi e pensioni, pignoramenti presso terzi, fermi amministrativi, ecc..).

Suggerimento di altri importanti articoli sul tema Tassa Rifiuti

Nel presente articolo abbiamo trattato l’argomento “Tassa Rifiuti non pagata cosa succede. Questa redazione ha dato informazioni ben precise su ciò che accade se la TARI non viene versata o viene versata in ritardo. Qui sotto vogliamo suggerirvi la lettura di altri importanti articoli sulla Tassa Rifiuti. Leggeteli, sono molto importanti.


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