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Che cos’è l’imposta di soggiorno

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La domanda classica che si pone questo articolo è: che cos’è l’imposta di soggiorno? L’imposta di soggiorno nasce con l’art. 4, comma 1 del D. Lgs. n. 23/2011. Tale articolo testualmente recita: “I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno“.

Riguardo il tetto di 5 € a notte per ogni turista, bisogna sottolineare che la Legge n. 157/2019 (legge di conversione del decreto fiscale collegato alle legge di bilancio 2020 n. 124/2019) ha stabilito che detto limite può essere aumentato in determinati casi. Infatti, la precedente normativa ha stabilito che nei Comuni capoluogo di provincia che abbiamo fatto registrare un numero di presenze turistiche superiore a venti volte a quello degli abitanti residenti, l’importo di 5 € a notte può essere aumentato a € 10.


L’imposta di soggiorno, che in alcuni casi è definita erroneamente tassa di soggiorno, è un tributo locale, applicato a carico di chi soggiorna (o pernotta) in una struttura ricettiva alberghiera o extra-alberghiera che si trova in uno dei Comuni definiti “turistici“. In ogni caso, affinché si applichi l’imposta di soggiorno è necessaria una deliberazione di Consiglio Comunale con la quale essa viene istituita. Con la deliberazione sarà approvato anche un apposito regolamento che disciplina l’intera imposta di soggiorno.

Cos’è l’imposta di soggiorno e qual’é il suo prezzo

L’imposta di soggiorno non è corrisposta da chi gestisce la struttura ricettiva ma dalle persone che vi soggiornano. Le somme incassate dal Comune, come previsto dalla normativa, sono interamente investite sempre nel settore turistico. Quindi, il Comune può utilizzare le somme per migliorare ed implementare i servizi turistici o rendere la città molto più accogliente agli occhi del turista.

Questo è stabilito dal comma 1 dell’articolo 4 del D. Lgs. del 14 marzo 2011 n. 23 il quale recita che il gettito dell’imposta di soggiorno è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.

L’importo dell’imposta di soggiorno varia da Comune a Comune. Inoltre la somma da versare, in genere, varia in base alla tipologia di struttura ricettiva. Riguardo il prezzo a notte se a Roma l’importo può arrivare fino a 10 € per i motivi indicati in un precedente paragrafo, negli altri Comuni d’Italia la cifra non può andare oltre i 5 €. In alcune strutture il prezzo può anche essere applicato in maniera fissa a prescindere dal numero di notti occupate.

Casi di esenzione dell’imposta di soggiorno

Ci sono casi in cui l’imposta di soggiorno non è dovuta. Ma anche questo è stabilito dai singoli Comuni. In genere vengono esentati dall’imposta le seguenti categorie di soggetti.

  • Gli occupanti degli ostelli della gioventù.
  • bambini in base ai limiti di età stabiliti dagli enti.
  • Le persone disabili.
  • I soggetti ammalati.
  • Chi accompagna soggetti disabili o con malattie.
  • Gli accompagnatori turistici e gli autisti di mezzi di trasporto.
  • La persone residenti.
  • Gli appartenenti alle forze armate.

Il compito delle strutture ricettive

Con delibera della Corte dei Conti n. 19/2013 ai titolari delle varie strutture ricettive è stata data la funzione di “agenti contabili“. Tale definizione nasce dal fatto che sono proprio i gestori di tali strutture ad incassare l’imposta di soggiorno da chi pernotta e versare la stessa ai Comuni. Inoltre, i gestori, hanno hanno il compito di relazionare periodicamente ai Comuni circa i dati relativi agli occupanti.

Gli adempimenti, fissati dai vari regolamenti, possono avere delle differenze da Comune a Comune. Molti si possono chiedere cosa accade se qualche cliente delle strutture ricettive si rifiuta di pagare l’imposta di soggiorno. In tale circostanza si evidenzia che i Comuni, negli appositi regolamenti, possono prevedere che in questi casi i gestori delle strutture ricettive possono trasmettere agli enti i dati anagrafici di chi si rifiuti di pagare. In tale caso i Comuni possono emettere un avviso di accertamento. Qui sotto indichiamo quelli che sono i compiti dei titolari delle strutture ricettive.

  • Calcolare la somma totale che il cliente deve versare.
  • Verificare eventuali diritti ad esenzioni dall’imposta di soggiorno.
  • Ricevere il pagamento dell’imposta.
  • Rilasciare una ricevuta di pagamento al cliente.
  • Comunicare periodicamente i dati anagrafici di chi soggiorna.
  • Trasferire ai Comuni le somme incassate dai clienti.
  • Se i clienti rifiutano di pagare l’imposta di soggiorno, seguire quanto prevedono i regolamenti comunali in tali casi.
  • Conservare la documentazione relativa ad eventuali esenzioni (per esempio dati anagrafici o altra documentazione) e le ricevute di pagamento.

Che cos’è l’imposta di soggiorno: perché non tassa di soggiorno

Che cos’è l’imposta di soggiorno lo abbiamo visto nei paragrafi precedenti. E’ quel tributo che deve essere versato dagli ospiti delle strutture ricettive ed il cui introito va a favore dei Comuni che l’hanno deliberato. Possono adottare l’imposta di soggiorno i Comuni capoluogo di provincia, le unioni dei comuni e i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte.

Sono in tanti a chiamarla impropriamente “tassa di soggiorno” ma, in realtà, la definizione giusta è “imposta di soggiorno“. Ma perché non può essere definita tassa di soggiorno? Perché, in genere, le tasse vengono pagate dai contribuenti in cambio di un determinato servizio: si pensi per esempio alla Tassa Rifiuti o alle tasse per l’occupazione del suolo pubblico.

Il pagamento delle imposte, invece, non presuppone l’erogazione di un servizio. L’imposta, infatti, è prelevata sul cittadino in maniera proporzionale alla sua capacità contributiva. Un esempio ci viene dato dall’IRPEF la quale ha un’imposizione a scaglioni. Più aumenta il reddito maggiore sarà la percentuale di IRPEF da pagare allo Stato. L’introito proveniente dall’IRPEF è utilizzato per fornire servizi nei confronti della collettività. Pertanto, questo tributo non può essere definito “tassa” ma “imposta“, in quanto è pagato dal turista al Comune in cui si trova la struttura ricettiva e non in cambio di un servizio.

I suggerimenti della redazione di TributiComunali.it

In questo articolo abbiamo descritto che cos’è l’imposta di soggiorno ed abbiamo anche spaziato su tutte le varie sfaccettature che contraddistinguono questo tributo. Qui di seguito indichiamo diversi link ad altri importanti nostri articoli. Leggeteli perchè sono molto interessanti.

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