Ricorso avviso di accertamento TARI

Ricorso avviso di accertamento TARI

Se ricevi un avviso di accertamento per la Tassa Rifiuti (TARI) non pagarlo subito. Prima l’avviso va controllato molto bene e solo dopo che sei sicuro di doverlo pagare, e quando hai la certezza di quanto devi pagare, puoi fare il versamento. Chiaramente, la ricezione di un avviso di accertamento per la Tassa Rifiuti (TARI) presuppone l’omesso o il parziale versamento del tributo. Ma l’accertamento può scattare anche per omessa o infedele denuncia. Infatti, ogni nuova condizione del nucleo familiare (aumento o diminuzione dei componenti) o ogni variazione sui mq della tua casa, va comunicata al Comune. Se non fai questo, puoi essere soggetto a sanzione per omessa denuncia. Se vuoi fare ricorso contro un avviso di accertamento TARI bisogna valutare bene su “come difendersi” e può anche essere possibile eccepire un’eventuale prescrizione.

Considerato che la somma richiesta potrebbe essere importante, viste soprattutto le sanzioni del 30 per cento, devi fare una verifica attenta. La misura della sanzione è stata stabilita dall’art. 13 D. Lgs. n. 471/97. Quindi, dopo avere ricevuto l’accertamento, per verificare se quanto richiesto dal Comune è corretto, devi controllare vari aspetti che determinano la tassazione. Qui appresso ti dico cosa devi controllare.


Gestisci l’avviso di accertamento TARI con criterio

La prima cosa che viene in mente, per difendersi, quando si riceve un avviso di accertamento sulla Tassa Rifiuti – TARI è quella di fare ricorso alla commissione tributaria o al giudice di pace. Ma non bisogna essere precipitosi. Ed anche il tipo di ricorso va valutato molto bene. Al limite, se esistono dei fondati motivi, fate un “ricorso cosiddetto in autotutela“. Questo ricorso devi farlo direttamente all’ente che ha emesso l’avviso.

I costi, in questi casi, sono ridotti al minimo. Soprattutto, non è obbligatoria l’assistenza di un tecnico. Se siete piuttosto intraprendenti, potete fare anche voi stessi un “ricorso in autotutela“. Chiaramente, se non siete in grado di impostarlo, rivolgetevi ad un professionista. Ti suggeriamo alcune cose per verificare se l’avviso di accertamento TARI è fondato o se può essere eccepita la prescrizione o altri motivi di annullamento. Vediamoli continuando a leggere l’articolo.

Verifica se hai la ricevuta di versamento prima di fare ricorso su un avviso di accertamento TARI

Prima di decidere di fare ricorso contro un avviso di accertamento TARI, la prima cosa da fare è cercare l’eventuale ricevuta di pagamento. Infatti, capita spesso che i pagamenti non arrivano al Comune. Intanto, bisogna ricordarsi che le ricevute vanno conservate almeno per cinque anni. Questo, infatti, è il termine di prescrizione stabilito dalla legge. Un articolo molto dettagliato sulla prescrizione dei cinque anni sui tributi comunali puoi leggerlo cliccando sul seguente link: Prescrizione tributi locali.


Se il pagamento è stato regolarmente effettuato ed avete anche trovato la ricevuta di versamento, l’accertamento sarà sicuramente annullato. Bisognerà, naturalmente, fare una richiesta al Comune interessato. Ma ti chiederai .. come è possibile che un versamento al Comune non arriva ?? Sembra strano ma purtroppo il sistema di pagamento tramite F24 (sia esso effettuato su modello ordinario cartaceo o editabile on line) provoca spesso dei problemi. Gli errori principali sono dovuti ad errori di digitazione del codice del Comune (il cosiddetto Codice Belfiore).

Gli errori sui codici dei Comuni

Per esempio, se hai una seconda casa a Roma e devi versare al Comune della capitale IMU, TASI oppure TARI, nel campo “Codice Comune” devi mettere H501. Pertanto il codice belfiore di Roma è proprio H501. Si tratta della parte finale del Codice Fiscale di chi è nato a Roma. L’errore, nella trascrizione o digitazione di questo codice belfiore può essere commesso sia dal contribuente, nella fase di compilazione del modello, sia dai dipendenti (postali, bancari o di ditte private) durante la meccanizzazione del versamento.

Si tratta errori fatti per distrazione o buona fede. Basta sbagliare una lettera o un numero del codice Comune ed il versamento finisce ad un altro ente. In questo caso bisogna fare una richiesta di rimborso – riversamento presso il Comune che ha percepito le somme per errore. Chiedete informazioni al vostro Comune su come fare per ottenere il riversamento. Qui sotto altre info sul problema accertamento TARI.

La richiesta di rimborso – riversamento va fatta entro 5 anni

Ti invitiamo a stare molto attento su questa cosa. Infatti, non potrai contestare l’avviso di accertamento TARI (ed incorrerai nella prescrizione) se lasci trascorrere 5 anni dal giorno in cui hai fatto il versamento col codice belfiore errato. Ti spiego semplicemente quello che potrebbe accadere. Se il tuo Comune ti invia un sollecito di pagamento relativo al 2015, ai limiti dei 5 anni (cioè nel 2020) e tu non verifichi in questa fase tutta la problematica (e non paghi), ti arriverà più in là un avviso di accertamento.


Avendo, il sollecito, interrotto i termini prescrizionali per il tuo Comune, l’accertamento potrebbe anche arrivarti dopo i 5 anni (cioè nel 2021). Se però tu avevi effettuato regolarmente il versamento nel 2015, potresti arrivare in ritardo per chiedere il riversamento dal Comune in cui sono finiti, per sbaglio i soldi. Infatti, quel Comune, potrebbe eccepire la prescrizione della richiesta di riversamento / rimborso in quanto intervenuta oltre i 5 anni.

Ti suggeriamo, quindi, di attenzionare a fondo la problematica subito dopo avere ricevuto il sollecito. E’ un vero peccato perdere la possibilità di difendersi da un avviso di accertamento TARI incappando nella prescrizione. Quando si riceve un qualunque provvedimento dal Comune (o da altri enti) bisogna approfondirlo con urgenza.


Se sei sicuro di avere pagato ma non trovi la ricevuta

Se sei sicuro (o sicura) di avere già pagato la Tassa Rifiuti – TARI ma non trovi la ricevuta di versamento hai sempre la possibilità di rimediare. Recati all’Agenzia Entrate e chiedi copia del versamento F24 relativo alla TARI per l’anno d’imposta di cui all’avviso all’avviso di accertamento TARI. Se ha certezza che il versamento è stato regolarmente effettuato, l’Agenzia Entrate (attraverso la quale passano tutti i pagamenti con F24) troverà tutti gli estremi e ti rilascerà la copia.

Acquisita la copia dall’Agenzia delle Entrate, allegala ad un “ricorso in autotutela” che dovrai presentare al Comune per la richiesta di annullamento dell’avviso di accertamento Tassa Rifiuti – TARI. Se sei un esperto di internet ed hai già un account “Fisconline” aperto presso l’Agenzia delle Entrate (cassetto fiscale) potrai controllare tu stesso la presenza o meno del versamento direttamente da casa tua … online.

Il riversamento delle somme da un Comune all’altro

Una volta individuato l’errore nel codice del Comune ed avete capito in quale altro ente sono finiti i vostri soldi, recatevi presso l’ufficio competente del vostro Comune per capire se la richiesta di riversamento la farà lo stesso vostro ente o se dovete farla voi. In ogni caso, il Comune che ha ricevuto, indebitamente, i soldi, dovrà riversarli al vostro Comune, che è l’ente che effettivamente doveva percepire il danaro.


Il riversamento, và fatto con bonifico sul conto di tesoreria unica Banca d’Italia del Comune interessato alla ricezione delle somme. Quindi il Comune che ha ricevuto, per sbaglio i vostri soldi, dovrà riversarli al Comune corretto mediante questa forma di bonifico. E’ evidente, che dovete seguire periodicamente l’andamento di questa pratica fino a quando vi accertate che il riversamento si è completato nella maniera corretta.

Verifica se i componenti del nucleo familiare corrispondono a quelli riportati nell’avviso comunale

Prima di pensare al ricorso (ed a come difendersi), devi verificare, se, nell’avviso di accertamento comunale sulla TARI, il numero dei componenti del nucleo familiare coincide con quello reale. Se non coincide puoi chiedere, al Comune, la correzione. In questo caso, la variazione del nucleo genererà un importo dovuto inferiore rispetto a quello precedentemente calcolato dal Comune.

A questo punto, se avevate già versato una somma, può pure essere che il nuovo ed inferiore importo corrisponda a quello che, in effetti, avevate già versato. In una tale circostanza, dovrai fare una richiesta di correzione del nucleo familiare e, nella medesima istanza, puoi anche chiedere l’annullamento dell’atto.

Anche in tale circostanza l’ente dovrà comunicarti l’annullamento ed il contemporaneo sgravio degli importi indebitamente ascritti a tuo nome. Se, invece, non avevi versato alcuna somma, la variazione del nucleo familiare genererà un importo a tuo debito inferiore a quello precedentemente richiesto dall’ufficio TA.RI.


Se l’ente non accoglie l’annullamento

Se, invece, il Comune non accoglie le tue istanze di rettifica e tu ritieni di essere “nel giusto” puoi senz’altro valutare un ricorso sull’avviso di accertamento Tassa Rifiuti (TARI). E’ piuttosto difficile che ciò possa accadere in quanto le risultanze anagrafiche sono sempre molto esatte. Anche ricostruire le variazioni anagrafiche “storiche” è senz’altro agevolmente riscontrabile dagli uffici.

Se, comunque, l’ente non accoglie la richiesta di rettifica e/o annullamento dell’avviso di accertamento TARI, non vi resta che valutare un ricorso, da fare nei tempi di prescrizione indicati (in genere 60 giorni). Una ragionevole valutazione è d’obbligo visti i costi che bisogna sostenere (bolli, onorari di avvocati o commercialisti, spese di trasferta variabili in base alle sedi delle udienze, ecc..)

Verifica dei mq presenti nell’avviso di accertamento TARI ai fini del ricorso

Un altro importante aspetto da considerare preliminarmente al ricorso e per difendersi sull’avviso di accertamento Tassa Rifiuti – TARI è la verifica dei mq riportati nell’atto. E’, infatti, noto che i mq rappresentano uno dei parametri utilizzati dai Comuni per il calcolo della tassa. I mq su cui occorre pagare la Tassa Rifiuti sono quelli rappresentati dalla superficie utile interna della vostra abitazione oltre ad eventuali pertinenze (garage, magazzini, cantine, ecc..).


I muri e le superfici esterne (per esempio balconi o terrazzi) non fanno parte della superficie tassabile. Allora vi chiederete: come fare per verificare la superficie utile della vostra casa e, pertanto, riscontrarla con quella presente nei ruoli comunali ? Le possibilità sono tre. La prima è quella di recarsi presso l’Agenzia del Territorio e chiedere il rilascio di una visura catastale di casa vostra.

Dalla visura è possibile desumere la superficie. La cosa di cui dovete fare molta attenzione è che la superficie da tenere in considerazione è quella che viene riportata come “totale escluse aree scoperte“. Questa è la superficie lorda. Pertanto, per ricavare la superficie netta tassabile occorre detrarre circa il 15-20% dalla predetta superficie.

Però il modo più preciso per calcolare la superficie utile dell’abitazione è ricavarla da una planimetria (piantina). Ma per far ciò dovete chiedere l’aiuto del vostro tecnico di fiducia (geometra, ingegnere, architetto, ecc..). Dopo avere verificato la superficie effettiva interna della vostra abitazione potete verificarla con quella iscritta nei ruoli comunali.


Difendersi dall’avviso di Accertamento TARI per omessa o infedele denuncia

L’avviso di accertamento sulla Tassa Rifiuti può scattare anche per omessa denuncia. Chiariamo questo aspetto elenchiamo i casi principali in cui va fatta la denuncia di variazione al Comune.

  • Per ogni per ogni nuovo nucleo familiare che viene creato e che trasferisce la residenza nel Comune.
  • Nei casi di variazione dei mq di un’abitazione già iscritta a ruolo (per esempio acquisto di un garage, cantina, magazzino a supporto dell’abitazione principale.
  • Per ogni variazione sul numero dei componenti il nucleo stesso (per esempio nascita di un nuovo figlio, trasferimento nella casa di un familiare, ecc..).
  • Nei casi di subentro nel possesso o nella detenzione di un locale o di una abitazione.

Nei casi predetti ed in altri eventuali situazioni che comportano una variazione della Tassa Rifiuti da pagare, occorre presentare una dichiarazione di variazione al Comune di appartenenza. L’obbligo della denuncia da presentare all’Ufficio Tributi del Comune è previsto dall’art. 70 del D. Lgs. n. 507 del 15/11/1993.

In genere la denuncia deve essere corredata dalla planimetria catastale (piantina), o da altra idonea documentazione comprovante l’entità delle superfici occupate (visure, dichiarazioni sostitutive, ecc..). Si sottolinea che non è sufficiente, ai fini delle norme che regolano la denuncia sulla Tassa Rifiuti, trasferire la residenza in un Comune. La migrazione anagrafica, infatti, non assolve all’obbligo di denuncia ai fini della Tassa  Smaltimento  Rifiuti Solidi Urbani.


Quando va presentata la denuncia di variazione

Come recita, infatti, il predetto articolo della Legge 507/93, la denuncia per la TARI va fatta separatamente ed il termine per presentarla è il 20 Gennaio dell’anno successivo a quello in cui è intervenuta la variazione. Pertanto, la mancata denuncia comporta l’applicazione, da parte del Comune, delle relative sanzioni previste dall’art. 76 del D. Lgs. 507/97.

Le sanzioni sull’omessa o infedele denuncia TARI

In pratica, l’omessa presentazione della denuncia, anche di variazione, fa scattare una sanzione amministrativa dal 100 al 200% della tassa o della maggiore tassa dovuta con un minimo di Euro 52,00. Nel caso di infedele denuncia, la sanzione sarà dal 50 al 100% della maggiore tassa dovuta. Ma le sanzioni si estendono anche ad altre tipologie di omissioni come per esempio quelle non incidenti sull’ammontare della tassa. In questi casi la sanzione va da Euro 52,00 a Euro 258,00.

Una uguale sanzione viene applicata per le violazioni riguardanti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti o dell’elenco di cui all’articolo 76, del medesimo D. Lgs. 507/93. Idem per la mancata restituzione di questionari entro 60 giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele.

Un appello a voi è, quindi, quello di stare molto attenti anche per le comunicazioni che bisogna fare, per legge, ai Comuni riguardo le denunce di variazione ai fini della TARI. Ciò al fine di evitare gravi ed onerose sanzioni che non danno alcuna possibilità di contestazione. Se, comunque, non siete riusciti ad evitare l’applicazione delle predette sanzioni da parte del Comune, avete comunque la possibilità di limitare i danni.


La riduzione ad un quanto delle sanzioni

Infatti, il comma 3 del predetto art. 76 D. Lgs. 507/93 prevede la riduzione delle predette sanzioni al un quarto nel caso in cui intervenga l’adesione del contribuente all’avviso di accertamento Tassa Rifiuti – TARI entro il termine di prescrizione di 60 giorni. Questa agevolazione è stata concessa dagli artt. 16 e 17 del D. Lgs. n. 472/97. Questo rappresenta un altro modo per difendersi da un accertamento TARI pagando qualcosa in meno.

Mancanza dei dati catastali nell’accertamento TARI

Un altro modo per provare a difendersi da un avviso di accertamento TARI è quello di verificare se nel provvedimento comunale sono stati inseriti i dati catastali del vostro immobile. Tali dati contribuiscono a rafforzare gli elementi indicati nell’atto di accertamento. In mancanza di essi, pertanto, il provvedimento di accertamento TARI potrebbe essere contestato con un ricorso.

La possibilità che l’avviso di accertamento possa essere annullabile è stata innescata da una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Bari. Questa sentenza è la n° 1424 del 05/06/2018. Secondo tale autorevole sentenza, la mancata indicazione dei dati catastali, e cioè, foglio, particella, sub, rendita, ecc.. può precludere la possibilità di individuare l’immobile, con evidente pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa del contribuente.


Si ribadisce, comunque, che il caso è sorto a seguito di una sentenza della Commissione Tributaria di Bari. La sentenza è scaturita da un ricorso fatto da un contribuente che ha ricevuto, da un Comune, un avviso di accertamento TARI mancante dei dati catastali. Anche se la casistica nasce da una sentenza della Commissione Tributaria, e non da una vera e propria legge, è pur sempre una pronuncia di una certa importanza di cui occorre tenerne conto.

Far valere la prescrizione su accertamento TARI

Un’altra cosa sulla quale bisogna stare molto attenti quando si riceve un accertamento TARI è verificare l’eventuale prescrizione dei termini. Ad oggi la prescrizione sui tributi comunali è di 5 anni. L’unica eccezione (ma solo per tutti gli accertamenti notificati dal 1 Gennaio 2020) la fa il canone acqua che avrà una prescrizione di due anni. Leggete un dettagliato articolo sulla prescrizione dei tributi locali cliccando qui: prescrizione tributi locali – comunali.

Da leggere su questo blog

Con questo articolo è stata fatta un’analisi approfondita sull’accertamento TARI e come difendersi da esso. Non mancate, però, di leggere attentamente anche i seguenti altri articoli di questo blog. Ti daranno fondamentali consigli su come districarti bene sui tributi comunali facendoti anche risparmiare.


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