Che cos’è il ricorso in autotutela IMU TARI e TASI

Che cos’è il ricorso in autotutela IMU TARI e TASI

Molti si chiedono che cos’è il ricorso in autotutela e come si scrive. In effetti, però, questo tipo di ricorso è più semplice di quanto voi possiate pensare ed è molto utilizzato dai contribuenti sia per IMU (Imposta Municipale Unica) che per TARI (Tassa Rifiuti) e TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili). Non si tratta di un ricorso per il quale è obbligatorio l’intervento di un professionista. Può anche presentarlo il singolo contribuente che ha ricevuto un accertamento. Inoltre, per l’IMU, può riguardare sia immobili di categoria D che di altre categorie (A, B, C o terreni).

Si tratta, in pratica, di una lettera presentata all’ente che ha emesso l’avviso di accertamento (o sollecito) con cui si chiede l’annullamento del provvedimento. Chiaramente, nella lettera bisogna esporre tutti i motivi per i quali, a vostro parere, l’accertamento va annullato. E’ il modo più immediato ed economico per chiedere all’ente (per esempio il Comune) una revisione della pratica ed un annullamento (o in alcuni casi, una rideterminazione dell’importo).


Perchè è semplice presentare un Ricorso in Autotutela?

Presentare un ricorso in autotutela, oltre che essere semplice, è anche più immediato ed economico nella risoluzione del vostro problema, visto che potete inoltrarlo voi stessi. Inoltre, va presentato in carta semplice e, quindi, senza allegare marche da bollo. L’unica cosa che dovete allegare è il vostro documento di identità. Ma che cos’è, in effetti, un ricorso in autotutela ? Oppure come si fa a scriverlo ?

Niente di più semplice, anche se, qualche paragrafo più sotto, troverete un nostro link da cui potete scaricare un fac simile di ricorso in autotutela che potete personalizzare con i vostri dati. Quando impostate un ricorso di questo tipo dovete iniziare con l’indicazione dei vostri dati anagrafici, per esempio, il sottoscritto, nato a ….. e residente a ….. ecc..

Subito dopo, fate riferimento al provvedimento che vi è stato notificato. Dovete indicare il numero di protocollo, il tributo (o contributo) che lo riguarda (IMU, TASI, TARI, INPS o altro) e l’anno d’imposta. Dopo chiedete l’annullamento (o rettifica)indicandone i motivi che possono essere i più svariati. Alla fine, suggeriamo di chiedere sempre, all’ente a cui scrivete, un riscontro alla vostra richiesta.


Ciò ai sensi delle Legge n. 241/90, anche se la prassi normativa lo prevede di per sè. E’, infatti, obbligatorio fornire dei riscontri alle varie istanze dei contribuenti ai sensi della normativa sopra citata. Nel successivo paragrafo, invece, vi indichiamo quali possono essere le motivazioni che possono portarvi a chiedere un annullamento o una rettifica di un provvedimento emesso dalla pubblica amministrazione.

In quali casi presentare un Ricorso in Autotutela?

Se non sapete che cos’è un ricorso in autotutela, qui di seguito, vi indichiamo alcuni casi in cui vi suggeriamo di presentarlo. Vogliamo premettere che la possibilità di tale ricorso è alternativa a quelli che possono essere presentati alla Commissione Tributaria o, per esempio al Giudice di Pace. In pratica, se il contribuente decide di optare per una via breve e bonaria per la risoluzione del suo problema, il ricorso in autotutela è la scelta ottimale.

Pagamento già effettuato

Il caso più classico è quello in cui il versamento richiesto dal Comune (o da altri enti) è stato già effettuato. Capita spesso, infatti che un vostro pagamento, già effettuato, non sia regolarmente pervenuto presso gli uffici da cui è partito l’accertamento. Anche se siamo nell’era della tecnologia, in cui tutto dovrebbe essere perfetto, spesso capitano degli intoppi ed il versamento da voi effettuato non arriva agli enti interessati.

I motivi più ricorrenti sono gli errori sull’indicazione del codice del Comune nel modello F24. Facciamo un esempio. Se dovete versare l’IMU al Comune di Milano, nel modello F24 (normale o editabile), oltre ad indicare il codice del tributo corrispondente, bisogna indicare il codice belfiore di Milano che è M205. Se, per errore indicherete E205, il versamento finirà al Comune di Grottaglie.


Ma questo, comunque, è solo un esempio che non deve mettervi preoccupazioni. Infatti, a tutto c’è rimedio !! Se ve accorgete in tempo, potete fare voi stessi una richiesta di rimborso (o riversamento) all’ente a cui è pervenuto, per errore, il vostro versamento. Diversamente, il problema emergerà quando il Comune di Milano (esempio fatto sopra) vi invierà l’avviso di accertamento (considerato che non si ritrova, nella sua banca dati, il pagamento).

In tal caso, il vostro ricorso in autotutela (con allegata ricevuta di versamento), al Comune che ha emesso l’accertamento, servirà per chiarire questa evenienza. Al tempo stesso, va presentata, all’ente a cui il versamento è giunto per errore, una richiesta di riversamento al Comune corretto delle somme indebitamente pagate.


Vogliamo tranquillizzarvi sul fatto che, in tale circostanza, le sanzioni comminate dal Comune che ha emesso l’accertamento (nel caso in esame Milano) vanno annullate. Ciò in quanto il versamento (seppur confluito su un altro Comune, per un errore di trascrizione del codice) è stato effettuato dal contribuente alla scadenza prevista.

Errori catastali sugli immobili del contribuente

Un altro errore che può originare un accertamento è l’incongruenza dei dati catastali rispetto alla situazione reale. In sostanza, il catasto fornisce al Comune una situazione immobiliare non corretta per un determinato contribuente. Per esempio, per il catasto, l’utente ha la proprietà di due abitazioni mentre, in effetti, una di esse è stata venduta e la voltura non è stata registrata.

In virtù di tale errore il Comune emette un avviso di accertamento IMU e TASI mentre, in realtà, il contribuente ha versato correttamente il tributo. Anche in tal caso, il contribuente può presentare al Comune un ricorso in autotutela chiedendo l’annullamento. L’utente può, facilmente, dimostrare al Comune di essere proprietario di un solo immobile allegando al ricorso l’atto di compravendita.


Contemporaneamente, sarebbe opportuno che l’utente si rivolga al notaio che ha redatto l’atto di compravendita per capire i motivi per i quali non è andata a buon fine la voltura catastale. In alternativa, il contribuente può risolvere il problema anche online. Esiste, infatti, un efficace strumento dell’Agenzia delle Entrate che può essere utilizzato sia da professionisti (ingegneri, geometri, architetti) che anche da privati cittadini.

Si tratta di una procedura guidata molto semplice che vi consente di segnalare l’errore e chiedere la correzione. Questo strumento vi chiederà alcune informazioni che possono aiutare gli addetti del contact center a risolvere i vostri problemi (nome notaio, numero repertorio dell’atto, dati catastali, ecc..).

In un apposito campo “note” può essere anche spiegato dettagliatamente l’errore. Entro 7-10 giorni la vostra richiesta verrà evasa. Un servizio veramente efficace. Per questo motivo va fatto un grande plauso all’amministrazione dell’Agenzia delle entrate. Per utilizzare questa procedura online basta cliccare sul seguente link: Correzione dati catastali online.

Errori per errata importazione della Dichiarazione IMU – TASI

Il ricorso in autotutela può anche essere usato nel caso in cui l’accertamento scaturisca da una errata attribuzione dell’abitazione principale o dalla errata importazione di una dichiarazione IMU. La dichiarazione IMU può contenere delle segnalazioni di compravendita immobiliare ma può anche riguardare altre comunicazioni importanti ai fini del quantificazione del calcolo dell’imposta dovuta.


Uno di questi casi è, proprio, una dichiarazione per segnalare un’abitazione principale. Si può anche trattare di un cambio di abitazione principale anche all’interno dello stesso Comune. Ciò può far cambiare, anche sostanzialmente l’importo dovuto dal contribuente, ai fini IMU – TASI, se la rendita catastale dei due immobili è, di gran lunga, diversa.

Lo stesso discorso dicasi, per esempio, per l’aggiunta di una pertinenze ad un’abitazione principale oppure il cambiamento di una pertinenza (per esempio toglierla da un magazzino ed attribuirla ad un altro). La dichiarazione IMU può anche riguardare la segnalazione di un comodato gratuito. Il ricorso in autotutela servirà, in tal caso, ad annullare l’avviso di accertamento (se l’ente recepisce in ricorso in senso favorevole per l’utente) e rettificare le posizioni nella banca dati comunale.

Mancata assegnazione di riduzioni o esenzioni

Il ricorso in autotutela può anche essere utilizzato nei confronti di avvisi di accertamento scaturiti da mancate assegnazioni di riduzioni o esenzioni IMU – TASI. Citiamo, per esempio i casi di riduzioni per abitazioni inagibili, immobili di interesse storico ed artistico, terreni agricoli od edificabili gestiti da coltivatori diretti per l’esercizio dell’attività agricola o immobili collabenti.


La mancata attribuzione di riduzioni può anche interessare la Tassa Rifiuti (TARI). Tale ultimo caso può far scattare un avviso di accertamento TARI. Anche questi casi, possono essere risolti attraverso un ricorso in autotutela da inoltrare al responsabile del tributo presso il Comune interessato. Qui sotto potete scaricare un modello di ricorso in autotutela in formato word.

Il fac-simile di Ricorso in Autotutela

In questo paragrafo vi diamo la possibilità di vedere un esempio concreto di ricorso in autotutela in modo da farvi capire effettivamente cos’è e come è composto il suo testo. Potete, naturalmente, modificarlo in base alle vostre esigenze. Le parti indicate in “rosso” vanno personalizzate in base al tributo che riguarda voi. Vanno, inoltre, indicati, nella parte centrale del file, anche i motivi giustificativi della richiesta di annullamento. Se, nel vostro caso si tratta di una richiesta di rideterminazione dell’importo nessun problema. Basta sostituire la parola “annullamento” con “rideterminazione“.

Cosa accade se il Ricorso in Autotutela non viene accolto

Se il ricorso in autotutela non viene accolto, vi ritroverete a scegliere tra due soluzioni.


  • La prima è quella di scegliere un ricorso presso la Commissione Tributaria competente per territorio. Ma in questo caso, l’importo dell’avviso dovrebbe essere di una certa entità o comunque, giustificativo delle spese che bisogna sostenere. Infatti, per fare questo tipo di ricorso bisogna sostenere costi di onorario per il professionista (avvocato, commercialista, ecc..), bolli e costi per le trasferte.
  • La seconda possibilità è quella di pagare l’importo richiesto.
  • Come terza eventualità vi consigliamo di valutare, con il commercialista (o avvocato), eventuali soluzioni alternative come, per esempio, l’accertamento con adesione.

Vi consigliamo di optare per una delle sopra citate soluzioni in quanto se ignorate ogni scelta vi ritroverete ad affrontare, in un prossimo futuro, la impietosa riscossione coattiva. Tale metodo di riscossione verrà messo in atto tramite invio di cartella esattoriale o ingiunzione. Ma attenzione !!! Dal 2020 è in vigore l’accertamento esecutivo. Tale metodo darà la possibilità agli enti di dare una portata bivalente all’avviso di accertamento.

Fungerà, in pratica, sia da accertamento che da riscossione coattiva (senza necessità di ulteriori avvisi). Il che significa che, nei casi di omesso pagamento, si potrà incorrere direttamente nelle azioni esecutive (pignoramenti presso terzi, pignoramenti stipendi, fermi amministrativi auto). Per avere maggiori dettagli vi consigliato di leggere un articolo dedicato cliccando sul seguente link: accertamento esecutivo dei tributi locali.

Importanti articoli da leggere su questo blog

Questo articolo ha avuto il seguente argomento principale: Che cos’è il ricorso in autotutela. Ma non ci siamo limitati solo a chiarire cos’è il ricorso in autotutela ma abbiamo anche esposto varie sfumature che ruotano attorno a questo importante atto. Questo blog, comunque, racchiude anche altri importanti articoli da leggere attentamente. Alcuni di essi sono indicati qui sotto:


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